
Venezia la stanno restaurando
per non lasciarla in pezzi
a pesci ed alghe, mentre
la mia generazione
con la morale
ci si sta pulendo le suole nelle calli.
ed io che la notte che seguiva
sul ponte dell’Accademia
volli sperare d’incontrarti…
negli occhi aperti da un primo mattino
e guardo
imbrigliate sul vicino
fondo dei canali
le briciole di luce
con la matassa dei mali, del freddo
tra le mani uguali ad un momento
in cui nulla si è perso nel tempo
o nel lampo d’un po’ di sgomento
per questo sospiro, un sorso, un alba…
ed io che non mento
stretta al respiro denso
con cui legavi il senso
del nostro stare in quel lasso
di mondo svuotato.
questo è il compenso
ed è tutto molto diverso
adesso
che riesci a parlarmi di quanto
ti manchi il tatto
di queste cosce calde
e tutta quest’aria
rarefacente che inverte
il conato, che poi non ho niente
e senza voce che risponda
con denso, dentro
quel primo bagliore
in cui si sprofonda.
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