da quando ho letto Jung
mi sento
del liquame dentro al petto
- che cosa non ti ho detto?
un momento, Disgrazia
in unità di senso perfetto
un equilibrio addenso in difetto
e penso
a poi quante promesse
mangiano da verme nel corpo, invece
noi siamo ai battenti dell’ultimo tempio
giunti su passi attenti mossi
mentre io mi raccontavo
orma su orma
un lamento, è quella merda che ritorna…
dove riposa sciolta e vuota
la carezza dei rintocchi?
parla tutta una notte se gettata nei gorghi
celesti dei santi
chiudo gli occhi
se ci sei tu che mi guardi
muti e disarmati…
oppure sarei stata la sarta
( con una scorta di tempo buono
nella cruna di ogni ago ) se lacerati
ma resto in un lago di lava
coi lenzuoli tra le braccia
- è che ho sempre e solo scritto poesie d’amore,
per quel che contava
leva le mani dalla faccia
che siamo premesse di soli
con raggi pendenti
dal cielo d’un foglio di carta
e con ogni sorta di visione
disegni una casa in collina con l’orto
ed un porto di mare senza persone
- all’età matura non ci voglio giocare…
a me
che ritaglio nuvole di cartone
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