venerdì 28 maggio 2010

senza titolo


farneticavo un poco quella sera
con gli occhi interrotti da te
che puoi parlare
stringevo, guasta, in mano la rosa
che mi hai voluto regalare

ingiusta, forse
cucendo un dolore all’orlo di ogni ombra.
è che serve un merletto alle ore
nell’unto delle strade appannate
quando qualcosa tra nebbie sottili
appare nell’estate di corti e campanili

impregnando le orbite nere
disciolse in guazzo
con ogni parola che puoi pronunciare
gli aloni d’ambra dei profili
lunghi dei canali
insinuando pensieri sottili
nelle fondamenta
nella pietra dei muri
nell’erosione lenta
fino alle carni e divenne placenta
senza potenza
solo un abbozzo, certo.

forse è perché la madre non perdona
dall’istante in cui espelle
al mozzo giorno di maggio
la pozza di sangue che vede ancora
salire attorno a me che mangio
e deglutisco vermi a pranzo
nella pulizia di quella sua cucina in periferia.

soltanto un pianto di cose avariate nella testa
su questo rinnovato
manto marino odoroso di spruzzi
e aspettavo tra i pozzi del campo
a capo chino, mesta
la commozione per una parola onesta.

0 persone hanno commentato!!!: