ma quale gioia è autentica per creature di così tanto peso?
quale spirito se non pochi fiati, sete e agonia? oppure così martiri nelle fiamme
o fruscianti di nere ombre, sotto gli altari. quale pietà? e nondimeno straripano di opinioni, se saziati.
ma come dimenticarsi essendosi addosso? una voce: il pensiero è un’estesa infezione: amore: sapere parlare con delicatezza.
conosceranno mai terra ed ebbrezza le loro bocche?
penso con orrore alle secche ore d’assenza che mi porgeva…
certo la presenza è affannosa: - e lo chiamerei dolore se non sentissi questa brezza –
ma è un profilo di esile chiarezza che tra i fraseggi leggeri di mirò che zampetta, mi abbandona tra la tenera erba
di penombre vellutate: ricamo spiriti nell’aria
come la vita
fosse una sparsa distanza di luoghi. senza nomi.
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